appello per la mobilitazione promosso da docenti, dottorand*, student*

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appello per la mobilitazione promosso da docenti, dottorand*, student*

Messaggio  bea il Ven Ott 17, 2008 1:05 pm

Ciao, vi inoltro il testo dell'appello che l'ADI (Associazione Dottorand* e Dottoresse/i di Ricerca Italian*) sta facendo girare. è sicuramente un buon testo al quale aderire!

DI, ADU, ANDU, APU, CISAL Università, CNRU,CNU, CISL Università, FLC CGIL, RNRP, SUN, UDU, UIL P.A.-U.R.AFAM

A tutti i Docenti delle Università italiane


Il sistema universitario è oggetto di provvedimenti che rischiano di cancellare l'Università che abbiamo conosciuto. Il D.L. 112/08 è stato
convertito in legge (n°. 133/08), ed è dunque pienamente operativo, confermando i contenuti sui quali abbiamo già a luglio espresso un
giudizio durissimo e avviato prime iniziative di informazione e di contrasto. Ne ricordiamo punti salienti:

* limitazione al 20% del turn-over, per gli anni 2009-2011 e al 50% per l'anno 2012 del personale docente e tecnico-amministrativo,
dopo due anni di blocco dei concorsi;
* ulteriori drammatici tagli al Fondo di Finanziamento ordinario, che viene decurtato di circa il 25% in termini reali entro il 2012;
(ma per quest'anno il finanziamento dei PRIN scende da 160 a 98 milioni di euro):
* la possibilità di trasformazione degli Atenei in Fondazioni private, con la privatizzazione dei rapporti di lavoro, il
conferimento dei beni dell'Università al nuovo soggetto privato e l'indeterminatezza degli organi di gestione degli atenei la cui
composizione e funzione non viene per nulla chiarita.
* il taglio delle retribuzioni del personale

Tali provvedimenti vanno ben oltre la congiuntura e una pura manovra di risparmio, ma determinano invece uno scenario in cui sparisce
l'Università italiana come sistema nazionale tutelato dalla Costituzione, in cui il ruolo pubblico è elemento decisivo di garanzia
per la liberta' di ricerca e d'insegnamento e degli interessi generali del paese.

Saranno in primo luogo gli studenti ad essere danneggiati, perché non sarà più garantita un'offerta formativa di qualità legata
all'inscindibilità di didattica e ricerca, perché il taglio dei finanziamenti condurrà all'aumento senza limiti delle tasse
universitarie e perché la possibilità di assumere sempre meno docenti condurrà ad un ampliamento massiccio dei corsi di laurea a numero
chiuso e alla soppressione di corsi di laurea non già sulla base di un'attenta valutazione della loro efficacia, bensì per via
dell'impossibilità di garantire la presenza del personale docente necessario.

Insieme con gli studenti, i primi danneggiati sono i giovani studiosi:
il blocco del turn-over, riducendo drasticamente il numero dei docenti in ruolo a fronte delle uscite per pensionamento già note, impedirà il
ricambio generazionale, aggravando il problema già insopportabile del precariato, e chiudendo le porte dell'Università ad intere
generazioni. Ma è l'intero sistema che si ripiega su se stesso, negando ai docenti le opportunità di ricerca e di didattica di
qualità, appaltando al privato le scelte fondamentali (un privato che, giova ricordarlo, è tra gli ultimi al mondo per finanziamento della
ricerca). Chi presidierà le aree più delicate e meno immediatamente redditizie della ricerca? Si vuole importare un modello che mutua, dal
mondo anglosassone, gli aspetti di disuguaglianza sociale, di sistema di poche Università di eccellenza, di riduzione di diritti ed
opportunità, mentre non esistono neppure lontanamente le condizioni per mutuarne gli aspetti di alta produttività scientifica. E a fronte
di una riduzione del 25% dei finanziamenti, anche le Università che oggi si autodefiniscono "virtuose" saranno trascinate nel gorgo dello
squilibrio finanziario strutturale, strette nella forbice dei costi crescenti e della riduzione delle entrate.

Noi crediamo fermamente che occorra mobilitarsi da subito in modo forte e convinto per chiedere la cancellazione dei provvedimenti ed
arrestare una deriva che si annuncia completa su tutti gli aspetti del funzionamento dell'Università. Non sfugge a nessuno che all'orizzonte
si profilano nuovi interventi tra cui, verosimilmente, la revisione dello stato giuridico e l'abolizione del valore legale del titolo di
studio. Il nostro giudizio negativo e' fortemente ancorato ad elementi di merito.

Conosciamo bene le tante falle e difetti del sistema universitario, e certo non intendiamo difendere l'esistente; ma è proprio dai difetti
che occorre partire, in modo non ideologico, come abbiamo costantemente fatto: affrontare i nodi del merito e della valutazione,
della qualità dell'offerta didattica e di ricerca, del reclutamento dei giovani e della carriera, e correlatamente del precariato, dei
meccanismi di finanziamento, del diritto allo studio, del dottorato, di un rapporto aperto e trasparente tra Università e società. E
discuterne con la comunità universitaria: fino ad oggi le decisioni adottate sono state prese in modo del tutto unilaterale, al di fuori
di qualsiasi confronto.

Noi non intendiamo accettare questo stato di cose: vi chiediamo, individualmente e collettivamente di mobilitarvi, ed in questo senso
vi proponiamo un percorso che unifichi ed estenda a tutte le componenti dell'Universita' le tante iniziative sorte in queste
settimane. Nel mese di ottobre occorre produrre iniziative di informazione e socializzazione in tutti gli Atenei, in forma di
assemblee e momenti di discussione. Ancora troppi non hanno compreso la portata devastante dei provvedimenti, o confidano in un "io
speriamo che me la cavo". Non sarà così: chiunque operi nell'Università sarà esposto a cambiamenti radicali delle sue
condizioni di vita, di lavoro e di reddito.

Vi chiediamo di proseguire con la moltiplicazione delle prese di posizione in tutti gli organi accademici e di farcele pervenire in
modo da pubblicizzarle sui nostri siti e diffonderle ulteriormente.

Vi chiediamo di riprendere la positiva esperienza delle "lezioni in piazza": dobbiamo parlare alla cittadinanza, spiegare che questi
provvedimenti non sono un problema dell'Università, ma disegnano un modello che riduce diritti e opportunità sociali, facendo del reddito
il solo discrimine tra chi può e chi non può; un modello che divide sempre piu' il Paese tra poveri e ricchi.

Vi chiediamo di rifiutare ogni prestazione non dovuta e attenersi strettamente ai compiti istituzionali; di utilizzare parte delle
lezioni per spiegare e condividere le ragioni della nostra opposizione.

Per parte nostra parleremo a tutti gli attori istituzionali interessati, CRUI e CUN, per sollecitare condivisione e prese di
posizione. Studieremo anche forme di comunicazione che ci portino a contatto del più grande numero possibile di persone, a partire dalle
famiglie degli studenti universitari e dalle associazioni dei genitori degli studenti medi, i possibili universitari del futuro,poiché ci è
chiaro, come già detto, che queste posizioni abbisognano del più vasto sostegno degli utenti e dell'opinione pubblica.

Riteniamo necessario che questa fase di mobilitazione sfoci in una manifestazione nazionale, indicativamente a fine ottobre, nella quale
tirare le fila delle azioni intraprese e accrescere la pressione sul Governo.

Ognuno di noi in questa difficile fase è chiamato ad una responsabilità individuale che non può essere ignorata o delegata.
Fate circolare questo messaggio, discutetene con i colleghi che non l'hanno ricevuto, diffondetelo nelle Facoltà e nei Dipartimenti.
Questa volta ci battiamo per la sopravvivenza stessa dell'istituzione in cui crediamo.

bea
Ospite


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Re: appello per la mobilitazione promosso da docenti, dottorand*, student*

Messaggio  Totemaiko il Ven Ott 17, 2008 3:09 pm

dite che sia il caso di far girare la copia del documento che è stato redatto nella assemblea di ieri attraverso le mail dei prof del nostro ateneo? per coinvolgerli direttamente.....

Totemaiko

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Il malessere è diffuso, e la cosa più difficile penso sia canalizzarlo in iniziative congiunte che amplifichino la nostra voce fino a renderla un urlo assordante!

Messaggio  Fra P il Ven Ott 17, 2008 6:44 pm

Il malessere è diffuso, e la cosa più difficile penso sia canalizzarlo in iniziative congiunte che amplifichino la nostra voce fino a renderla un urlo assordante!
Ci troviamo in una situazione in cui, ad eccezione degli industriali, tutti coloro che vengono toccati dalla riforma sono consapevoli degli effetti disastrosi che questa avrà sul proprio ambito di competenza, di interesse. Per evitare che ognuno rimanga concentrato sui micro effetti dannosi e si soffra di una settarizzazione della protesta, ritengo che il nostro compito dovrebbe essere quello di fungere da catalizzatore per riunire sotto l'auspicio di una istruzione veramente pubblica, così come garantita dalla nostra costituzione, tutti coloro che sarebbero diposti ad impegnarsi per far si xche questa riforma non passi!
Questo è un compito che a mio parere spetta a noi studenti universitari (non mi soffermo sul perchè)!
Questo non vuol dire perdere di vista le specificità delle novità introdotte in ambito universitario. E' doveroso conoscerle consapevoli delle specificità trentine , per riuscire così a prevenirle e a combatterle nelle sedi adatte così come deciso in assemblea(petizioni in senato accademico, sit in in rettorato etc), ma se vogliamo massimilizzare i risultati(mi ripeto) non possiamo prescindere dall'includere tutti coloro che consapevoli delle specificità dei danni che incorreranno al settore scolastico considerato cerchino canali per esprimere il loro dissenso. A noi il compito di aprire quei canali!

Fra P
Ospite


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Re: appello per la mobilitazione promosso da docenti, dottorand*, student*

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