Bozza da discutere lunedi 20 ottobre

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Bozza da discutere lunedi 20 ottobre

Messaggio  Andrea M il Ven Ott 17, 2008 1:22 am

DAL 3+2 AL 3x2: L’UNIVERSITA’ IN SALDO
Dramma in due atti

Prologo

La storia della scuola italiana negli ultimi dieci anni vede un lento susseguirsi di manovre restrittive per ciò che riguarda la spesa nel comparto educativo a tutti i livelli, manovre bipartisan che hanno il loro apice con quello che chiameremo il dramma in due atti recitato dal trio Tremonti/Gelmini/Brunetta. Negli ultimi mesi la scena mediatica si è concentrata sul dibattito inerente la reintroduzione della/del maestr* unic* all’interno della scuola primaria. Tale decisione ha incontrato forti perplessità da parte di comitati dei genitori, delle/dei maestr* e dei sindacati. Purtroppo si tratta solo di uno dei provvedimenti presi a livello nazionale che avranno pesanti ricadute sull’istruzione pubblica nel suo complesso compresa l’università che ci vede coinvolti in prima persona.

Da dove vengono i soldi?

La principale fonte di finanziamento statale nei confronti dell’università è il Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO), che si compone di due parti: la quota base e la quota di riequilibrio, la quale acquista sempre maggiore rilevanza in base al “costo standard unitario per studente in corso”. Ovvero: maggiore è la percentuale di student* in corso, maggiori sono i finanziamenti che quell’Ateneo riceve; ne deriva uno svilimento della didattica, a favore di un apprendimento superficiale, incoraggiato dalle stesse università, sufficiente solo a superare un esame, ma assolutamente incapace di fornire un’istruzione adeguata alle/agli student*, che si limitano ad accarezzare i concetti invece di farli propri e svilupparne di nuovi.

Atto primo - I tagli

I tagli operati dai ministri Tremonti e Gelmini agiscono su due fronti: da un lato, il blocco del turnover dell’80% dal 2009 al 2012 e del 50% dal 2012 in poi: nei prossimi tre anni, usciti dieci docenti ne possano rientrare al massimo due, con un passivo per la scuola pubblica nel suo complesso stimato in oltre 100.000 unità. Dall’altro lato, i tagli in finanziaria del FFO – un taglio del 20% per circa un miliardo e 450 milioni di euro nel prossimo quinquennio – hanno conseguenti ricadute negative sulla seconda voce di finanziamento dell’Università, ossia le rette pagate dalle/dagli student*. Infatti, la quota italiana del PIL destinata all’Università è fortemente al di sotto della media europea (0,9 % contro 1,3% della media UE), e lo stesso vale per la spesa totale destinata alla ricerca (1,09% contro 2,26% della media UE).

Tagli del FFO nel DL 112: 63,5 milioni per il 2009
190 milioni per il 2010
316 milioni per il 2011
417 milioni per il 2012
455 milioni per il 2013

Atto secondo - Le fondazioni

La finanziaria 2009-2011 dà la possibilità alle università statali di costituirsi in enti di diritto privato tramite fondazioni, perseguendo così un vecchio adagio di tutti i governi Berlusconi (e non solo): l’aziendalizzazione e la privatizzazione dall’esistente. L’idea di fondo è semplice: i soldi non ci sono, i finanziamenti all’Università e alla scuola non sono più di importanza strategica.
Ovviamente, per sopravvivere, gran parte delle Università, scippate di parte del FFO e non potendo alzare le rette più di tanto, dovranno ricorrere all’investimento privato, con le tristemente prevedibili ripercussioni sulla didattica: l’Università rischia così di diventare uno strumento al servizio dell’impresa.

L’ipotetica trasformazione dell’Università in fondazione comporterà:
1.uno svilimento della ricerca di base a favore della ricerca applicata;
2.un restringimento della sfera d’autonomia per docenti e ricercatrici/tori per quel che riguarda l’ambito di ricerca;
3.una gerarchizzazione degli atenei su scala nazionale discriminando non solo le sedi, ma anche i percorsi didattici, le discipline e i contenuti di ricerca non immediatamente fruibili sul mercato.



COMITATO NO GELMINI – TRENTO

ASSEMBLEA APERTA LUNEDI’ 20 OTTOBRE ORE 18.00

FACOLTA’ DI SOCIOLOGIA - AULA 412 - 4° PIANO

Per una mobilitazione dal basso di precari*, student*, dottorand*, ricercatrici/tori, docenti, insegnanti, maestr*, genitori e personale tecnico-amministrativo.

Andrea M
Ospite


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Volantino per lunedì...

Messaggio  Fede il Ven Ott 17, 2008 1:28 pm

Io sarei per semplificare un po' il volantino, proprio per farlo essere "più volantino" e meno documento, tenendoci il tempo invece di pensare un testo un po' più complessivo e meglio strutturato che possa essere sottofirmato da altri...

Magari pomeriggio ci provo, mettendolo poi sul forum in condivisione...

ok
a presto

Fede
Ospite


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Bozza rivista (dateci un'occhiata!)

Messaggio  Fede il Ven Ott 17, 2008 2:26 pm

Qui sotto il testo originale rivisto, ho cercato di focalizzare meglio la questione fondazioni e i punti finali.
Sul resto ho tagliato un po' per poterlo utilizzare meglio come volantino...

Guardate e fatemi sapere cosa ve ne pare..
ciao
f.

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DAL 3+2 AL 3x2: L’UNIVERSITA’ IN SALDO: NON PAGHEREMO NOI LA CRISI!
Dramma in due atti

Prologo

La storia della scuola italiana negli ultimi dieci anni vede un lento susseguirsi di manovre restrittive per ciò che riguarda la spesa nel comparto educativo a tutti i livelli, manovre bipartisan che hanno il loro apice con quello che chiameremo il dramma in due atti recitato dal trio Tremonti/Gelmini/Brunetta. Un dramma che coinvolge la formazione (scuole elementari, medie e superiori) e che non lascia indenne l'università, nemmeno quella trentina.
La principale fonte di finanziamento statale nei confronti dell’Università è il Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO).

Atto primo - I tagli

I tagli operati dai ministri Tremonti e Gelmini agiscono su due fronti: da un lato, il blocco del turnover dei docenti dell’80% dal 2009 al 2012 e del 50% dal 2012 in poi: nei prossimi tre anni. Di conseguenza l'uscita di 10 docenti permetterebbe l'ingresso di soli due nuovi docenti, con un passivo per la scuola pubblica nel suo complesso stimato in oltre 100.000 unità. Dall’altro lato, i tagli in finanziaria del FFO – un taglio del 20% per circa un miliardo e 450 milioni di euro nel prossimo quinquennio che andranno a colpire offerta formativa, ricerca e tasse universitarie.
Tagli del FFO nel DDL 112: 63,5 milioni per il 2009
190 milioni per il 2010
316 milioni per il 2011
417 milioni per il 2012
455 milioni per il 2013


Atto secondo - Le fondazioni

La finanziaria 2009-2011 dà la possibilità alle università statali di costituirsi in enti di diritto privato tramite fondazioni, perseguendo così un vecchio adagio di tutti i governi Berlusconi (e non solo): l’aziendalizzazione e la privatizzazione dall’esistente, sulla base dell'esigenza di flessibilità del mercato.
E' evidente come la riforma posta in essere non sia organica, non un progetto alternativo all'Università pubblica, semplicemente una dismissione dell'Università stessa, un'ulteriore precarizzazione della ricerca, che trova nelle fondazioni private (o miste con forte partecipazione provinciale come potrebbe essere in Trentino) il salto al buio nelle mani di quegli stessi privati parassitari che non hanno mai avuto e non hanno tuttora interesse ad investire nella formazione e nella ricerca, se non in quella applicata (ad esempio Finmeccanica nel ramo militare)..

L’ipotetica trasformazione dell’Università in fondazione unita ai tagli apportati ai finanziamenti comporterebbe:
- lo svilimento della ricerca di base a favore della ricerca applicata;
- il restringimento della sfera d’autonomia per docenti e ricercatrici/tori per quel che riguarda l’ambito di ricerca;
- l'impossibilità, data dal blocco del turn over, per ricercatori e dottorandi di accedere alla carriera accademica:
- la riduzione dell'offerta formativa all'interno dei corsi di studio
- possibili aumenti delle tasse universitarie
- la riduzione della formazione postlaurea (assegni di ricerca, borse di dottorato, ecc)
- la precarizzazione dei posti di lavoro all'interno dell'ateneo (Cial, personale tecnico amministrativo, ecc.)


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ASSEMBLEA APERTA LUNEDI’ 20 OTTOBRE ORE 18.00

FACOLTA’ DI SOCIOLOGIA - AULA 412 - 4° PIANO

Perchè non siano la formazione, l'università e la ricerca a pagare la crisi economica iniziamo una mobilitazione dal basso di precari*, student*, dottorand*, ricercatrici/tori, docenti, insegnanti, maestr*, genitori e personale tecnico-amministrativo.

Fede
Ospite


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opinione circa la bozza di volantino

Messaggio  Luca Mar il Ven Ott 17, 2008 4:51 pm

Ho visto che il contributo che ho inviato ieri, scritto subito dopo l'assembela, non è in linea con la bozza che avete deciso di presentare.
Siccome lunedì sera non potrò essere presente in assemblea (a tal riguardo vi comunico che le ore 14 sono molto più comode per me), spiego brevemente cosa non mi piace della bozza sul 3x2 che avete proposto.

1- In assemblea si era deciso di essere più propositivi e lungimiranti, delinenado i valori che noi vogliamo salvaguardare;
2- il volantino non fa altro che raccontare dati che sentiamo in continuazione mezzo stampa e TV, con pochi accenni ai danni della riforma;
3- più che limitarci ad informare è giusto che gli studenti siano portatori di idee e ideali.

Spero di essere stato sintetico e chiaro, ma mi rendo conto che è difficile rispondere a tutti i propositi decisi in assembela. A tal riguardo accoglierei la proposta di chi ha detto di fare due documenti: un volantino più sintetico di denuncia e di appello alla mobilitazione, ed un altro più lungo ed articolato da consegnare ai giornali e da presentare al Rettore per avere la sottoscrizione del Senato.
Il testo che avevo scritto, "Per un sistema formativo pubblico", è una presa di posizione che penso debba levarsi alta in questo periodo.
Quello che dobbiamo far capire, e come corpo studentesco ne abbiamo il dovere morale nei confronti della società civile, è che quello che il governo sta mettendo in crisi è tutto il sistema formativo del nostro Paese, cancellando di fatto il valore del sapere libero e critico.

Buon lavoro a tutti

Luca Martino

Luca Mar
Ospite


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Re: Bozza da discutere lunedi 20 ottobre

Messaggio  nogelmin il Ven Ott 17, 2008 6:41 pm

Federico (C.S. Bruno) ci propone una sua versione,
che ne pensate?

DAL 3+2 AL 3x2: L’UNIVERSITA’ IN SALDO: NON PAGHEREMO NOI LA CRISI
Dramma in due atti

Prologo

La storia della scuola italiana negli ultimi dieci anni vede un lento
susseguirsi di manovre restrittive per ciò che riguarda la spesa nel
comparto educativo a tutti i livelli, manovre bipartisan che hanno il loro
apice con quello che chiameremo il dramma in due atti recitato dal trio
Tremonti/Gelmini/Brunetta. Un dramma che coinvolge la formazione (scuole
elementari, medie e superiori) e che non lascia indenne l'università,
nemmeno quella trentina.
La principale fonte di finanziamento statale nei confronti

dell’Università è il Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO).

Atto primo - I tagli

I tagli operati dai ministri Tremonti e Gelmini agiscono su due fronti: da
un lato, il blocco del turnover dei docenti dell’80% dal 2009 al 2012 e
del 50% dal 2012 in poi: nei prossimi tre anni. Di conseguenza l'uscita di
10 docenti permetterebbe l'ingresso di soli due nuovi docenti, con un
passivo per la scuola pubblica nel suo complesso stimato in oltre 100.000
unità. Dall’altro lato, i tagli in finanziaria del FFO – un taglio del
20% per circa un miliardo e 450 milioni di euro nel prossimo quinquennio
che andranno a colpire offerta formativa, ricerca e tasse universitarie.
Tagli del FFO nel DDL 112: 63,5 milioni per il 2009
190 milioni per il 2010
316 milioni per il 2011
417 milioni per il 2012
455 milioni per il 2013


Atto secondo - Le fondazioni

La finanziaria 2009-2011 dà la possibilità alle università statali di
costituirsi in enti di diritto privato tramite fondazioni, perseguendo
così un vecchio adagio di tutti i governi Berlusconi (e non solo):
l’aziendalizzazione e la privatizzazione dall’esistente, sulla base
dell'esigenza di flessibilità del mercato.
E' evidente come la riforma posta in essere non sia organica, non un
progetto alternativo all'Università pubblica, semplicemente una
dismissione dell'Università stessa, un'ulteriore precarizzazione della
ricerca, che trova nelle fondazioni private (o miste con forte
partecipazione provinciale come potrebbe essere in Trentino) il salto al
buio nelle mani di quegli stessi privati parassitari che non hanno mai
avuto e non hanno tuttora interesse ad investire nella formazione e nella
ricerca, se non in quella applicata (ad esempio Finmeccanica nel ramo
militare)..

L’ipotetica trasformazione dell’Università in fondazione unita ai
tagli apportati ai finanziamenti comporterebbe:
- lo svilimento della ricerca di base a favore della ricerca applicata;
- il restringimento della sfera d’autonomia per docenti e
ricercatrici/tori per quel che riguarda l’ambito di ricerca;
- l'impossibilità, data dal blocco del turn over, per ricercatori e
dottorandi di accedere alla carriera accademica:
- la riduzione dell'offerta formativa all'interno dei corsi di studio
- possibili aumenti delle tasse universitarie
- la riduzione della formazione postlaurea (assegni di ricerca, borse di
dottorato, ecc)
- la precarizzazione dei posti di lavoro all'interno dell'ateneo (Cial,
personale tecnico amministrativo, ecc.)


COMITATO NO GELMINI – TRENTO

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FACOLTA’ DI SOCIOLOGIA - AULA 412 - 4° PIANO

Perchè non siano la formazione, l'università e la ricerca a pagare la
crisi economica iniziamo una mobilitazione dal basso di precari*, student*,
dottorand*, ricercatrici/tori, docenti, insegnanti, maestr*, genitori e
personale tecnico-amministrativo.

nogelmin
Ospite


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Re: Bozza da discutere lunedi 20 ottobre

Messaggio  Moreno il Ven Ott 17, 2008 8:12 pm

Salve a tutti.

A parte qualche passaggio un po' dubbio nel prologo (tipo il taglio forse un po' pesante della storia sul FFO) e un paio di frasi per me un po' elaborate come "il blocco del turnover dei docenti dell’80% dal 2009 al 2012 e del 50% dal 2012 in poi: nei prossimi tre anni", la bozza di Federico mi andrebbe bene.
Luca Mar: la tua bozza, personalmente, mi piace. E' solo che parte dal presupposto che tutti sappiano tutto.
Bisogna mettersi d'accordo sull'obiettivo del documento. Se vogliamo sia qualcosa da poter distribuire a tutti (e in assemblea si parlava anche di uscire dalle facoltà, di ragionare più con la gente esterna all'Ateneo) la tua bozza è un po' difficile da far digerire a tutti, proprio perché dà per scontate troppe cose. Io la terrei buona per un momento di analisi di più ampio respiro con il quale, più prima che poi, ci si dovrà confrontare.

Bau.

Moreno
Ospite


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Re: Bozza da discutere lunedi 20 ottobre

Messaggio  bea il Sab Ott 18, 2008 11:47 am

Il volantino, a mio avviso, è semplicemente un modo per far capire che cosa abbiamo intenzione di discutere lunedì in assemblea. più gente ci sarà lunedì, più saranno le proposte per un vero e proprio documento politico nel quale inserire tutte le nostre proposte e richieste.
detto questo, ho segnato un paio di cose che modificherei nella versione di federico:

- titolo (è grammaticalmente scorretto mettere due volte i “:” in una frase), quindi: DAL 3+2 AL 3x2, L’UNIVERSITA’ IN SALDO: NON PAGHEREMO NOI LA CRISI. Dramma in due atti

- manterrei il paragrafo “da dove vengono i soldi” perché è essenziale per capire come funziona l’università da un punto di vista economico;

- Atto primo - I tagli: lascerei la prima versione perché mi sembra più completa;

- Atto secondo - Le fondazioni: mi piace la versione di Federico, anche se toglierei l’aggettivo “parassitari” riferito ai privati;

- L’ipotetica trasformazione dell’Università in fondazione etc etc: appoggio la versione proposta da Federico;

- nella frase di chiusura del volantino manca una virgola dopo “crisi economica”.

Ripeto, il volantino è semplicemente il testo dal quale partire per redigere un vero e proprio documento politico. Appoggio quindi il commento di Moreno: "il momento di analisi di più ampio respiro", secondo me, sarà già lunedì.

bea
Ospite


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Aggiunta bozza

Messaggio  Francesc il Sab Ott 18, 2008 1:54 pm

Ciao a tutti, anche a mio parere le modifiche fatte da Federico vanno bene. In particolare lo spunto sui privati (togliendo magari il "parassitari") andrebbe accolto e ampliato con un breve riferimento a dati noti più o meno a tutti:
- Il mercato a cui la Gelmini vorrebbe affidare gran parte della ricerca pubblica, in realtà in Italia non esiste: infatti se si guarda la classifica dei paesi appartenenti all'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico l'Italia è tra gli ultimi per investimenti delle imprese private nella R&S (47% sul totale contro la media del 67% nei paesi OCSE)..
Questo sia perchè in Italia vi è tradizionalmente un modello di sviluppo basato sull'abbassamento dei costi di produzione (contratti con meno retribuzione e con meno diritti) e non sull'innovazione, sia perchè la maggiorparte delle imprese italiane sono ormai di piccole o medie dimensioni, quindi di dimensioni troppo ristrette per avere interesse ad investire nella ricerca. Basti pensare al fatto che negli ultimi anni i tanti acclamati accordi tra università e impresa si sono risolti prevalentemente in progetti stage, finalizzati a fornire ai privati manodopera altamente qualificata a basso costo.
Quindi tagliare ulteriormente i finanziamenti pubblici non solo colpisce la ricerca libera e indipendente dal mercato, ma colpisce la ricerca che attualmente in Italia funziona di più: la ricerca pubblica.
- In più aggiungerei che previlegiando la ricerca applicata a quella privata, si compie un'assurdità, infatti la seconda dovrebbe applicare le innovazioni prodotte dalla prima, ma nel momento che questa viene a mancare anche la seconda sparisce..

Slauti
A lunedì

Francesc
Ospite


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appunti...

Messaggio  fede il Sab Ott 18, 2008 2:09 pm

d'accordissimo con il togliere parassitari...provo entro stasera a inserire le modifiche portate dai vari interventi e poi rigiro corretto sul forum

a lunedì

fede
Ospite


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Refuso

Messaggio  Francesc il Sab Ott 18, 2008 5:52 pm

Opps "In più aggiungerei che previlegiando la ricerca applicata a quella privata, si compie un'assurdità, infatti la seconda dovrebbe applicare le innovazioni prodotte dalla prima, ma nel momento che questa viene a mancare anche la seconda sparisce"

Volevo dire: In più aggiungerei che previlegiando la ricerca applicata a quella di base, si compie un'assurdità, infatti la prima dovrebbe applicare le innovazioni prodotte dalla seconda, ma nel momento che questa viene a mancare anche la prima sparisce.

Francesc
Ospite


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Bozza a meno un'ora dall'assemblea

Messaggio  Moreno il Lun Ott 20, 2008 5:56 pm

Salve a tutti,

con un po' di ritardo mando una versione leggermente corretta della bozza di Federico. Ho fatto un po' di modifiche al layout, come aveva consigliato qualcuno, non mi ricordo chi... Ad ogni modo sono cose che si vedono solo con Word. Magari faccio qualche copia in cartaceo per mostrarlo a grandi e piccini.

Personalmente farei un volantino fronte-retro, nel quale il retro è quello che segue, mentre il fronte ha una versione in punti iper-semplificata di quello che non ci piace della riforma (molto) e di quello che proponiamo noi, così da non rimanere cotanto disfattisti, perdinci.

Bau,
Moreno

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DAL 3+2 AL 3x2: L’UNIVERSITA’ IN SALDO: NON PAGHEREMO NOI LA CRISI!
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Prologo

La storia della scuola italiana negli ultimi dieci anni vede un lento susseguirsi di manovre restrittive per ciò che riguarda la spesa nel comparto educativo a tutti i livelli, manovre bipartisan che hanno il loro apice con quello che chiameremo il dramma in due atti recitato dal trio Tremonti/Gelmini/Brunetta. Un dramma che coinvolge la formazione (scuole elementari, medie e superiori) e che non lascia indenne l'università, nemmeno quella trentina.

Atto primo - I tagli

La principale fonte di finanziamento statale nei confronti dell’Università è il Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO), che si compone di due parti: la quota base e la quota di riequilibrio, la quale acquista sempre maggiore rilevanza in base al “costo standard unitario per studente in corso”. Ovvero: maggiore è la percentuale di studenti in corso, maggiori sono i finanziamenti che quell’Ateneo riceve.
I tagli operati dai ministri Tremonti e Gelmini agiscono su due fronti: da un lato, il blocco del turnover dei docenti dell’80% dal 2009 al 2012 e del 50% dal 2012 in poi. Di conseguenza l'uscita di dieci docenti permetterebbe l'ingresso di soli due nuovi docenti, con un passivo per la scuola pubblica nel suo complesso stimato in oltre 100.000 unità.
Dall’altro lato, i tagli in finanziaria del FFO – un taglio del 20% per circa un miliardo e 450 milioni di euro nel prossimo quinquennio – che andranno a far lievitare tasse universitarie e ridurre l’offerta formativa e fondi per la ricerca. Un vero salasso per l’università italiana, pesantemente sottofinanziata: la quota italiana del PIL destinata all’Università è fortemente al di sotto della media europea (0,9 % contro 1,3% della media UE), e lo stesso vale per la spesa totale destinata alla ricerca (1,09% contro 2,26% della media UE).

--- In un box laterale ---

Tagli del FFO nel DDL 112:
63,5 milioni per il 2009
190 milioni per il 2010
316 milioni per il 2011
417 milioni per il 2012
455 milioni per il 2013

--- In un Box laterale ---

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La finanziaria 2009-2011 dà la possibilità alle università statali di costituirsi in enti di diritto privato tramite fondazioni, perseguendo così un vecchio adagio di tutti i governi Berlusconi (e non solo): l’aziendalizzazione e la privatizzazione dall’esistente, sulla base dell'esigenza di flessibilità del mercato.
E' evidente come la riforma posta in essere non tenti di delineare un progetto alternativo di Università pubblica, ma rappresenti semplicemente una dismissione dell'Università stessa, un'ulteriore precarizzazione della ricerca, che trova nelle fondazioni private (o miste con forte partecipazione provinciale) il salto nel buio fra le braccia di quegli stessi privati che non hanno mai avuto e non hanno tutt’ora interesse ad investire nella formazione e nella ricerca di base.

La trasformazione dell’Università in fondazione unita ai tagli apportati ai finanziamenti comporterebbe:

- lo svilimento della ricerca di base a favore della ricerca applicata;
- il restringimento della sfera d’autonomia per docenti e ricercatrici/tori per quel che riguarda l’ambito di ricerca;
- l'impossibilità, data dal blocco del turn over, per ricercatori e dottorandi di accedere alla carriera accademica:
- la riduzione dell'offerta formativa all'interno dei corsi di studio
- possibili aumenti delle tasse universitarie
- la riduzione della formazione post-laurea (assegni di ricerca, borse di dottorato, ecc)
- la precarizzazione dei posti di lavoro all'interno dell'ateneo (mancato rinnovo di 30 dei 39 contratti del personale Cial, personale tecnico amministrativo, ecc.)

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